Calipso ~

“Sono una selva e una notte di alberi scuri, ma chi non ha paura delle mie tenebre troverà anche pendii di rose sotto i miei cipressi”

Ottobre.

Ottobre è il mese perfetto per rompere una relazione importante.. importantissima”.
É così che cerco di razionalizzare questo stupido gesto, non accompagnato dal caro compagno sentimento che, questa volta, se ne sta in disparte a tremare in un angolo, sperando che qualcuno lo caghi almeno per questa volta.

É stato meglio così, rompere ad ottobre”.
Non da meno è la cornice che accompagna questa giornata grigia: cielo opaco e scuro che butta una fastidiosa pioggia su questa povera straziata amante, che passeggia fra le cupe vie milanesi.

Ottobre è il mese perfetto per chiudere qualsiasi cosa,
per lasciar sciogliere i sogni nelle pozzanghere,
per calpestarli tra le foglie gialle e bagnate,
per non curarsi delle lacrime che rigano il viso mentre
la pioggia inzuppa i capelli.

Oggi è il giorno perfetto
per camminare sulle pozzanghere
per distrarre i pensieri dai pungiglioni
che pungono il petto.

Arriverà l’aurora anche per me”,
questo è il pensiero che leggero mi attraversa e che
già si è perso via,
fra una dozzina di scarpate che lo calpestano
tra i mozziconi bagnati per terra.
Arriverà il giorno in cui si sarà asciugato al sole,
in cui non ci saranno più lacrime che rigano guance:
ci saranno solo un altro paio di occhi che scalderanno un cuore impavido
torna ad amare.

“Ottobre è il mese perfetto per rompere questa relazione”.
Mi tormento con questa filastrocca,
più falsa che vera,
sperando che arrivi qualcuno che mi faccia cambiare idea.

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Ritorno a vivere.

È il mio cuore
che si riempie
di giorno in giorno,
piano piano,
di un qualcosa che
ha in se del magico.

È dolce,
è candido,
è autentico;
Mi riempie fin dentro lo stomaco
e arriva fin sopra la pelle.

Brividi, il cuore in gola
gli occhi lucidi
e il respiro corto.
È incredibile,
intenso,
magnifico..
È tutto e mi pervade,
questo senso di
Felicità.

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Analisi del 2014

Strano ma vero, sono senza parole. Qualcuno potrebbe anche essere felice di questo. Ma comunque.. Grazie a tutti voi, che in qualche modo avete saputo apprezzare.

Ecco un estratto:

Un “cable car” di San Francisco contiene 60 passeggeri. Questo blog è stato visto circa 670 volte nel 2014. Se fosse un cable car, ci vorrebbero circa 11 viaggi per trasportare altrettante persone.

Clicca qui per vedere il rapporto completo.

Non respiro

Non respiro.
Attorno al mio collo
la presa si fa sempre più salda;
Attorno al mio collo
é sempre più esigente
la stretta di
questa mano inesistente.

Non respiro.
Ho gli occhi chiusi,
così chiusi da farmi male;
Eppure io vedo.
Io ti vedo.

Non respiro
e tu stai lì, silenzioso,
a goderti lo straziante spettacolo
del mio dolore.

E tu stai lì,
con quel beffardo sorriso
a salutarmi un’ultima volta
stringendomi nel più ipocrita degli abbracci.

Con i tuoi azzurri e bellissimi, occhi farisei,
mi lanci un ultimo sguardo affamato
del corpo mio, tanto desiderato
quanto offeso.

Non respiro.
Con gli occhi chiusi
io rivivo questo lancinante ricordo.

Non respiro.
Non riesco a respirare; non ancora.

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A mia sorella

Buonanotte fiorellino. Buonanotte Amore Mio.
Non passa giorno, nemmeno uno, in cui io non pensi a te, la mia Lucy.
Lo sai che abitiamo esattamente a MILLE CHILOMETRI di distanza? Incredibile, davvero.
Lo sai che ti amo tanto? Non te lo dico mai, questo perché non ci sentiamo mai e non so se mi uscirebbero le parole. Ma quanto ti adoro! E quanto ti invidio.
Ti invidio perché tu hai il papà che io avrei sempre voluto accanto a me. Ti invidio perché hai opportunità che avrei voluto avere anch’io (anche se papà ti direbbe che avrei potuto avercele benissimo.. Ma non sono quelle a cui mi riferisco). Ti invidio e sono anche un po’ gelosa, lo ammetto. Eppure… Sei il mio più grande amore.
E sono anche orgogliosa di te: sei spensierata (come tutti i bambini della tua età dovrebbero essere), allegra, un uragano sempre in moto, chiacchierona e piena di vita. Vuoi sempre essere al centro dell’attenzione, hai delle doti e capacità a soli sei anni che io ammiro molto e di cui vado fiera. Sei una bella testolina con un gran caratterino.. E sai anche che la bellezza nella vita non é la cosa più importante, sebbene tu sia bellissima (e chissà quanto lo diventerai da grande..)
Non ti fai mettere i piedi in testa, sei viziata (a quest’eta puoi benissimo permettertelo) e hai dei genitori che ti amano alla follia.
Nel mio cuore, quando penso a questo, provo un puro e sincero senso di felicità. Perché te lo meriti.
Mi piacerebbe non sai quanto vederti crescere, fare la sorellona, spazzolarti i bellissimi capelli ogni sera e sdraiarci a letto a vedere i film d’animazione, accoccolate e insieme.
Darti la buonanotte mentre già dormi e stamparti un bacio sulla fronte.
Mi piacerebbe anche sentirti rompere le palle e sentirti cantare con quel vocione che ti ritrovi (cazzo, dovresti fare la cantante da grande, dico davvero. Se solo seguissi un corso di canto, con la tua tenacia e testa dura chissà dove puoi arrivare!).
Mi piacerebbe vederti imbarazzare quando un giorno mi verresti a raccontare della tua prima cotta. Mi piacerebbe essere lì ad abbracciarti alla tua prima, seconda, terza, quarta delusione d’amore.
Non te lo sto augurando eh… Ma la vita va così. Non ricordo bene in quale film lo si dica, ma “la vita cerca in tutti i modi di spezzarti in due”, questo é poco ma sicuro.
Ma se tua sorella, la tua fragile sorella che ha sofferto e ne ha passate tante (e che sfortunatamente non ha avuto l’infanzia felice che ti stai godendo tu – e di questo davvero.. Ne sono felice. Perché é quello che voglio per te, amore mio) è riuscita sempre in qualche modo a rialzarsi.. E non importa come e dopo quanto tempo, ce la farai benissimo anche tu.
Ogni persona su questo pianeta di merda é forte. A volte non lo sappiamo, a volte ce lo dimentichiamo o semplicemente ci riesce facile pensare “no.. io non sono forte.. Impossibile!” Beh.. Quando tutto sembra perduto perché stai navigando in un mare di dolore.. Prima o poi arriverai alla spiaggia. Ti rialzerai ammaccata, e con il tempo tornerai alla normalità. Poi un giorno ricadrai di nuovo e così via… É giusto che tu soffra in questa vita. Di sicuro non ti auguro ciò che ho passato io, ma ti auguro di pensare sempre che ogni volta che cadrai, prima o poi, ti rialzerai.
E quando dopo tanti anni ti guarderai indietro e ripenserai a quella sofferenza, ti renderai anche conto di quanto tu sia diventata forte. Perché é il dolore che fortifica.
Stai già crescendo senza credere alla favola del principe azzurro che viene a salvare la principessa senza il quale non può vivere. Questo è un ottimo inizio. Ma tesoro mio.. Arriverà il giorno in cui tu spezzerai tanti cuori e in cui anche il tuo sarà spezzato.
Quel giorno ti chiuderai in camera tua a piangere, a strillare, a parlare singhiozzando al telefono con le tue amiche autocommiserandoti. Non importa. Col tempo… Ti rialzerai. E anche in grande stile. E sai perché lo so? Perché già adesso vedo di quanta forza d’animo tu sia capace, di quanto tu sia intelligente ed orgogliosa. E da grande, ci scommetto, sarai una gran figa che spaccherà un sacco di culi ovunque andrà. E se così non fosse, beh, te lo auguro.
E ti auguro anche di non crescere secondo le aspettative dei tuoi genitori.. Cresci cercando di fare qualsiasi cosa possa renderti felice. Fai le tue cazzate, fai i tuoi errori ed impara da essi. E chissene frega se i tuoi si arrabbiano. La vita é tua, e ognuno di noi, se ha un minimo di cervello, deve imparare a cavarsela da solo.
Ovviamente come sorella maggiore non ti dico “vai a drogarti”, magari ci saranno dei momenti in cui ti verrà la voglia o la curiosità di farlo.. E magari cederai alla tentazione. Ma sono convinta che tanto capirai che non vale la pena farlo.
Ti auguro anche delle belle sbronze, quando sarai più grande, quello sì. E sai perché? Perché arriverà una mattina in cui ti sentirai così male fisicamente che ti dirai “ma vaffanculo, non ne vale la pena”. Ed imparerai anche che per divertirsi (o per ‘dimenticare’) non c’è alcun bisogno dell’alcool.
Ma piccola mia, ora sto divagando troppo… Dopotutto hai solo sei anni e a quest’età la maggior parte delle cose che ti ho detto nemmeno puoi comprenderle fino in fondo. Forse quando sarai un po’ più grande, rileggendo questo triste monologo che la tua cara Tata ti sta facendo, sorriderai e ti farai anche una bella risata.
Concludo solo dicendoti questo.. Ho solo vent’anni, e a quest’età una ragazza normale non sente mica il bisogno di avere dei figli.. Eppure io, se ti avessi qui con me, tutti i giorni, a rompermi le palle, ti tratterei come tale. Ma non ti crescerei all’insegna della perfezione. Anzi.. Ti terrei per mano anche quando sbaglierai e ti conforterei quando soffrirai. Ti donerei tutto il mio amore e ti vizierei perché per me, sei la cosa più cara al mondo.
Mi manchi tanto piccolina. Sei bellissima (e lo so che a questa affermazione mi risponderai “la bellezza non è una cosa importante!”. E hai ragione).

Ti mando un abbraccio pieno di tutto il mio amore e… Buonanotte fiorellino.

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Una notte – pt. 2

June mi sta guardando dritto negli occhi mentre, con un veloce e sicuro gesto, affondo la mia incontinente erezione nel suo ventre.. «Quanto sei bagnata… Ti adoro». Geme.. E il fuoco lì in basso divampa sempre di più.
Erano davvero tanti anni che un uomo non la faceva sentire così… Così.. Viva.
Glielo si legge negli occhi.
Dopo esserci sporcati di terra e dopo che il tradimento é stato benedetto dalla nostra – perché è solo Nostra – Via Lattea, ci ritrovammo distesi, sul prato, assonnati e stanchi per le intense venute e completamente pieni l’uno dell’amore dell’altro.
Silenzio. Intorno a noi suona solamente la natura: il rumore del vento nel grano, i grilli, le civette, gli insetti, la notte.. Fu lei a rompere quell’assordante quiete:
«Tesoro, domani ho la sveglia presto, è meglio che mi riaccompagni in albergo». Ci rimasi di sasso. Cazzo, l’avevo aspettata a e desiderata per così tanto tempo come minimo avrei voluto passare tutta la nottata insieme, invece sono appena le due e già vuole tornare in hotel.. Ma Vaffanculo.
Così, scazzato, mi rivesto, cerco di rassettarmi e le apro la portiera della macchina. Pure quando mi fa incazzare riesce a togliermi il fiato con quel fisico mozzafiato che non dimostra i suoi anni..
Dopo circa mezz’ora siamo arrivati; scendo dalla macchina, le apro la portiera e, cogliendomi di sorpresa, mi dice: «Voglio che tu salga. Passa la notte con me». Oh, e che cazzo, ora si ragiona! Ok, mi sento come un bambino di cinque anni a cui hanno regalato la macchinina nuova.
Una volta arrivati in camera, vengo spinto contro il muro e chiudendo con un colpo secco la porta, mi sorprende di nuovo «Quello che é successo prima è stato solo l’inizio. Permettimi ora di giocare con te. Questa notte voglio realizzare i miei sogni proibiti.. E il loro protagonista sei proprio tu.
Ora.. Spogliati, ti voglio nudo. Aspettami qui seduto, io intanto vado in bagno»
.
Sono letteralmente senza parole. Ai tuoi ordini, amore mio.
In meno di un minuto mi ritrovo nudo, ancora sporco di terra, seduto al bordo del letto.. E lei, la mia signora, dopo ben un quarto d’ora ancora non si è degnata di uscire dal bagno. “Ora che mi si rizza ce ne vuole” penso io, ma…. Come non detto. Per l’ennesima volta in quella stessa sera la visione di lei mi lascia folgorato completamente.
Scorro velocemente ma nei minimi dettagli ogni centimetro del suo corpo partendo dal basso: indossa degli stivali con tacco a spillo neri in un’arrapante pelle verniciata che le arrivano fino al ginocchio; calze a rete sorrette da un auto-reggente in pizzo nero, che con dei fiocchi si lega ad un bustino, in pelle anche quello, molto succinto, con dei merletti e pizzi: decisamente di una o due taglie in meno visto che le fa strabordare quel bel seno che si ritrova. Guanti a rete che le ricoprono le braccia, dandole quel tocco da donna cattiva pronta a fare chissà quali perversioni; capelli che le ricadono selvaggi sulle spalle.. Ed occhi che ardono, bruciano, divampano nei miei. Sono – davvero – incantato.
«Sei… S-splendida. June, sono senza parole.. Oh, amore mio.. Picc..» «Zitto. Ora… Sei tutto mio. TUTTO-MIO. Questa notte voglio dominarti.. Voglio farti soffrire di piacere, farti rabbrividire, voglio tormentarti così tanto che mi pregherai addirittura di farti godere. Voglio le tue urla, i tuoi gemiti, il tuo membro, il tuo liquido, tutto. Questa notte… SEI-MIO».
OCCRISTO. Sono paralizzato.
Il mio pene é così duro, manco fosse un pezzo di marmo. Nemmeno nei miei sogni più perversi una donna mi ha mai detto qualcosa di simile, mai mi sarei immaginato qualcosa del genere… Dio mio, questa donna mi farà infartare stanotte, già lo so.
Con tono severo, mi ordina di inginocchiarmi davanti a lei; dopodiché mi lega i polsi dietro la schiena. Da sotto il cuscino estrae un frustino dalle sottili frangette in pelle: lo fa schioccare con un colpo secco sul palmo della sua mano, senza nemmeno battere ciglio.
Inizia a girarmi intorno, lentamente… Mostrandomi quel corpo paradisiaco così sensualmente adornato. Ma, quando meno me ne accorgo.. SLAP! Una frustata sul gluteo. Cazzo, brucia! Ma arrapa di brutto.
Continua a girarmi intorno… E poi mi accarezza con le frangette la schiena, percorrendo la mia spina dorsale, fino ad arrivare.. SLAP! Mi sfugge un gemito, e in mezzo alle gambe mi sta diventando talmente duro che quasi fa male, cristo! Questa donna ci sa fare eh.
«Sai… Sei stato proprio un ragazzaccio con me in questi lunghi giorni che ci hanno separati… Meriti una punizione carnale.. Molto, mooolto D-U-R-A.. Come hai osato farmi aspettare così tanto… Decisamente troppo. E ora.. Voglio vendicarmi».
Il suo sguardo é glaciale, mi fa quasi paura, anche se al tempo stesso ha iniziato a gocciolarmi il membro.
Continua a girarmi sempre intorno, lentamente.. Accarezzandomi la schiena con il frustino, facendomi percorrere da piacevoli brividi. Dopo un po’ che va su e giù per la mia schiena con quell’attrezzo infernale, mi rendo conto di star tremando e di gocciolare sul tappeto. Cazzo non resisto più. Poi di scatto prende una sedia e mi si siede davanti, ed io sempre in ginocchio. Pian piano divarica le gambe. SLAP!
Con una fortissima ed inaspettata frustata mi colpisce il gluteo per l’ennesima volta e sono più arrapato che mai, anche se brucia parecchio. Si passa il dito affusolato lungo una coscia… Poi passa all’altra… Poi tutte insieme; lente e sensuali carezze che mi fanno venir voglia di lei. Sembra che mi abbia letto nel pensiero «Sono tutta tua.. Vuoi assaggiarmi?».
Sgocciolo sempre di più. La mia donna si infila un dito nel suo orifizio, lo tiene un po’ lì, dopodiché si china, mi bacia con passione e mi passa sulle labbra quel dito bagnato, che poi prendo in bocca. Le succhio il dito, bramoso del suo nettare. Geme. Non so se sia per il mio pene diventato così duro, se siano state queste parole, l’aver assaggiato il suo sapore, la vista di questa mia dea dalle gambe divaricate, il sentirla gemere o semplicemente per il fatto di averla aspettato anch’io per fin troppo tempo, sentendo tantissimo la sua mancanza.. Vengo. Vengo copiosamente per la seconda volta quella sera, ancora più intensamente in un assordante orgasmo.
Riesco a strappare il foulard che mi teneva legati i polsi e, cogliendola di sorpresa, mi alzo di scatto, la prendo e la fiondo sul letto. Mi chiedo da dove mi sia arrivata tutta questa forza dopo tale venuta, in effetti mi sento sfibrato; tuttavia, mi ha eccitato così tanto che ancora non ne ho abbastanza di lei.
Le strappo i collant, le rompo addirittura uno di quei fiocchietti graziosi e le divarico le gambe. Ora sono cazzi per lei.
Trovo un altro foulard e insieme a quello strappato le lego una caviglia da una parte del letto e una dall’altra, e infine le blocco i polsi sopra la testa con le mie mani.
Con la mano libera le lacero il perizoma di pizzo e finalmente immergo la punta del naso in mezzo alle sue cosce… Sono follemente e molto più che arrapato. Ho voglia di chiavarla, di farla urlare, di sfondarla, di farla tremare di piacere. Prima però, voglio torturarla anch’io. «Sai… Sei stata molto severa prima con me… Ti meriti una lezione adesso».
Finalmente la assaggio come si deve. Mi nutro di lei.. É mia. Solo mia. Un fiume in piena le inonda la vagina: finalmente posso gustarmi il suo nettare peccaminoso.
La sento gemere e al tempo stesso sento che vibra sotto di me «ODDIO… Aaaaaaahh!!!!». La sento alzare man mano il tono della voce e gli spasmi farsi sempre più vicini e poi.. Passa molto poco tempo che la sento urlare e abbandonarsi ad un intenso orgasmo. La mia lingua non vuole saperne di fermarsi e lei freme sempre di più, si contorce sotto la mia presa, ed io sono drogato del suo sapore, del suo calore vaginale. «CHIAVAMI, TI PREGO! CHIAVAMI!»
Le slego le caviglie e d’un tratto mi ritrovo disteso a terra con lei sopra di me. Si strappa il bustino e senza che me ne renda conto mi prende in bocca l’uccello: inizia un’altra tortura, ma non so quanto durerò. Mi sono eccitato un macello, anche se il mio pene inizia un po’ a farmi male.. Eppure non ho il coraggio di fermarla perché sto godendo come un maiale. Mi percorre l’asta con la lingua per poi leccarmi il glande, succhiandomelo con passione, e… La ribalto. Ora mi ritrovo io sopra di lei: la giro e sempre gemendo insieme le strappo via gli stivali, la prendo per i capelli e «ORA SEI LA MIA PULEDRA».
Tutto gocciolante, glielo ficco prima nel culo, facendola urlare. Penso che anche a lei manchi poco. Mi prende le mani e se le mette sul seno, stringendolo.
Inizia la cavalcata… Dentro-fuori-dentro-fuori… Mi eccita talmente tanto vederla a pecora, ma ancora di più sentirla urlare. Le schiaffeggio il gluteo facendolo risuonare come si deve «OHHH SII! MONTAMI AMORE, MONTAMI!».
Sento che manca poco…
Ora la impalo come si deve, inforcandole la vagina così tanto bagnata. URLA. SI CONTORCE. La schiaffeggio sempre più forte, assestando colpi di mazza sempre più duri e profondi, e poi… Un gemito spietato le esce dalla bocca ed io, a questo splendido suono che mai mi stancherei di ascoltare, faccio lo stesso: ci abbandoniamo, insieme, forse all’orgasmo più intenso e selvaggio della nostra vita, cadendo insieme, uno sopra l’altro, fradici dell’amore dell’altro.

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Pensieri notturni.

Lenzuoli bianchi di cotone, rigidi e inamidati mi rigano la pelle.
Lentamente riprendo coscienza: ancora mi sento leggera ma gli occhi sono pesanti, così come tutto il mio corpo..
Tento di alzarmi dal letto ma invano, perché dopo qualche istante la mia guancia si ritrova a salutare il freddo pavimento che puzza di ammoniaca.

80 gocce di valium, iniziamo con una dose leggera insomma.
Per forza… Quando sei considerato ‘matto’ o ti sedano o ti richiudono. Con me fecero entrambe le cose.

«Sua figlia deve essere seguita.. Lasciarla sola può costituire un rischio alla sua stessa vita».
Un momento, cosa mi ha fatta arrivate fin qui?

Ricordo il viso del mio ragazzo, o meglio del mio ex, che severamente mi dice «Si, la mia vita sarà migliore senza di te.»
Ricordo i miei pugni che disperati cercano di fargli male.. Invano.
Ricordo il respiro che mi si blocca in gola, le lacrime che mi si riversano addosso senza pietà e le luci delle auto che mi sfrecciano avanti e di fianco. Ricordo il rumore dei clacson…

«Signorina, prenda la terapia»
«Che cos’è?»
«Altre 80 gocce di Valium e il suo medico gliene ha prescritte altre dopocena»
«Il Valium? Perché?»
«Lo chieda al suo medico, intanto le prenda».

Mi viene da vomitare.
Maledetti figli di puttana, tutti quanti. Dove cazzo sono arrivata? Come cazzo mi sono ridotta?
Questo mondo schifoso mi ha resa la persona che sono: disprezzo la gente comune, lo stile di vita comune, gli ideali e la morale comune, tutto ciò che è comune.
Cresci con il desiderio di trovare la persona giusta con cui passare il resto della tua vita – almeno sei sicuro di non morire da solo. Alla prima occasione trovi una persona rompicoglioni che comunque ti stuzzica, ti ispira, ti tiene testa e ti vuol bene. Te la sposi, te la scopi, ci passi i momenti belli e brutti che tutti in questa cazzo di vita devono affrontare.
Se hai culo, te la trovi pure, la persona giusta; la trovi con un leggero ritardo perché ormai la tua vita che pensavi andasse a gonfie vele, ora grazie a questa persona ha tutto un altro sapore. Ed è così che la vita ti fotte: essendo amanti del quieto vivere, perseguiamo tutti gli stessi ideali imposti dalla morale comune; chi te lo farebbe mai fare di stravolgere una vita già “perfetta” all’insegna di una vita che esce dagli schemi, va contro qualsiasi morale e buon senso e forse – ma forse eh – se qualcuno la dovesse prendere come spunto per farci un film, cazzarola si sfonderebbe il botteghino!

Ciò che mi spinge a ricercare una vita fuori da questi schemi condivisi da tutti è la mia natura UMANA – perché è questo che un essere umano fa, ricerca la felicità. La mia natura umana che se ne fotte del copia/incolla generale.
Voglio una vita dal sapore diverso. Voglio i problemi, voglio l’amore: quello pazzo, quello vero, quello raccontato nei film ma che porcaccioidd** non esiste per davvero. Voglio un uomo sotto casa che picchia e mi sfonda la porta. Voglio una sfuriata del tipo: «HO FATTO TUTTI QUESTI CAZZO DI CHILOMETRI PER RAGGIUNGERE IL TUO MALEDETTISSIMO CULO. SONO STANCO, HO FATTO UNA STRONZATA DELLA MADONNA A VENIRE QUI, MOLLARE LAVORO E MOGLIE DI PUNTO IN BIANCO PER VENIRE QUI E DIRTI CHE… E CHE CAZZO, TI AMO E TI VOGLIO MIA. VOGLIO PASSARE IL RESTO DELLA MIA VITA CON TE. NON TI VOGLIO CONDIVIDERE. NON VOGLIO ALTRO CHE TE E MI AFFIDO PIENAMENTE A TE! E SPERO CHE TU LO VOGLIA, PERCHÉ SE DEVO RIBALTARE LA MIA VITA PER TE ALMENO VOGLIO ESSERNE SICURO!»
E fosse l’ultima cosa che faccio, l’avrò.
Questa vita mi sta stretta. Ho il cuore troppo grande che sogna cose troppo grandi e irraggiungibili; non conosco mezze misure: o bianco o nero.
Questo mondo mi fa cagare e l’unica cosa che può dargli sapore è… Ma ve lo devo dire io?
Non vale la pena di vivere una vita mediocre.
Voglio una vita straordinaria. E se non la ottengo, morirò rispettosa di me stessa.

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Brucia

Brucia,
cazzo se brucia.

Sono prona e immobile;
Una lama mi percorre
Incandescente
La schiena
che si inarca, gemendo,
ad ogni suo tocco leggero.

D’un tratto la lama cade e
si rovescia su di me.
La bruciante sensazione
Della sua larghezza
che avida mi pretende.
Cazzo se brucia.

Mi sento il fuoco fin dentro le ossa;
il mio stomaco
implode.
E un gemito gutturale evade
– senza pietà –
Dalle mie labbra contorte.
Cazzo se fa male.

È passato un anno.
È passata una settimana.
Son passati dieci giorni.

Cosa cazzo me ne frega
di quanto tempo sia passato
se il Tuo ricordo
ancora mi danneggia?

Tu,
L’amante,
La passione,
Corpo che brama il sesso dell’altro;
Quegli occhi,
Quelle parole.

E le sensazioni provate,
E la somiglianza palese,
Eravamo sulla stessa
lunghezza d’onda.

Tu,
La poesia, la lettura,
La musica, il sesso,
Il tradimento, la voglia di evadere,
La perversione,
i sogni a occhi aperti.

Tu,
Che oggi sei lui, poi lei,
Poi lui, lui, lei,
Questo, quello.
Sei tutto, sei niente.

Sei solo un ricordo.
E cazzo se brucia.

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La più bella donna della città

Cass era la più bella e la più giovane di 5 sorelle. Cass era la più bella ragazza di tutta la città. Mezzindiana, aveva un corpo stranamente flessuoso, era focoso e come di serpente, con due occhi che proprio ci dicevano.
Cass era fuoco fluido in movimento. Era come uno spirito incastrato in una forma che però non riusciva a contenerlo. I capelli neri e lunghi, i capelli di seta, si muovevano ondeggiando e vorticando come il corpo volteggiava. Lo spirito, o alle stelle o giù ai calcagni. Non c’era via di mezzo, per Cass. C’era anche chi diceva ch’era pazza. Gli imbecilli lo dicevano. Gli scemi non potevano capirla. Agli uomini in genere Cass pareva una macchina da fottere, e quindi non gliene fregava niente, fosse o non fosse pazza. E Cass ballava e civettava, si lasciava baciare dagli uomini, ma, tranne qualche rara volta, quando si stava per venire al dunque, com’è come non è, Cass si eclissava, Cass aveva eluso gli uomini.
Le sorelle l’accusavano di sprecare la sua bellezza, di non fare buon uso del cervello. Ma Cass ne aveva da vendere, di cervello e di spirito. Dipingeva, danzava, cantava, modellava la creta, e quando qualcuno era ferito, mortificato, nel corpo o nell’anima, Cass provava compassione per costui. Il suo cervello era, ecco, differente; la sua mentalità non era pratica, ecco quanto. Le sorelle eran gelose perché essa attraeva i loro uomini; ce l’avevano su con Cass perché, secondo loro, sciupava un sacco d’occasioni.
Di solito Cass era gentile con quelli più brutti; i cosiddetti fusti non le dicevano niente. Le facevano schifo. “Senza nerbo,” diceva, “senza grinta; arrivano, alti in sella, con quei nasi ben fatti, quelle orecchie ben disegnate… tutta esteriorità, e niente dentro.”
La sua indole era affine alla pazzia; aveva un temperamento che certi chiamavano pazzia.

Da ‘Storie di ordinaria follia – Erezioni Eiaculazioni Esibizioni’ di Charles Bukowski

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Una notte – pt. 1

«Mi sei mancata tanto piccola». La abbracciò.
Era quel genere di abbraccio che ti fa rizzare i peli del braccio, che ti fa dimenticare che esista lo stomaco e la forza di gravità non riesci a percepirla: le tue braccia non possono fare altro che stringere ancora più forte, senza mai staccare la presa da quel corpo.. Bramato, sognato, pensato, tanto atteso.. Finalmente era lì, avvinghiato a lei.
June alzò lo sguardo ed ecco che incontra quegli occhi.. Cangianti.. Brillanti.. Bellissimi.. Come si fa a non rimanere senza fiato difronte a qualcosa di simile?
Il petto non vuole saperne di rallentare.. Corre come un pazzo, ancora più forte perché l’ansia del momento tanto atteso finalmente si fa sentire.
«Ehi.. Respira» – la ammonisce Simon, con quel sorriso che…. Oh, insomma, é da vedere, non si può spiegare a parole.
Le ginocchia di June implorano di toccare il suolo, lei non sa ancora come faccia a reggersi in piedi… Era tanto, tantissimo tempo che aspettava quell’istante preciso ed ecco che la vita ora le stava porgendo un regalo… Doveva solo allungare le labbra per prenderselo; non dovettero fare molta strada per incontrare quelle di lui.. Calde, morbide, bramose, affamate, piene, incontrollabili… Così come le loro mani, che dopo essersi a lungo cercate, si ritrovarono unite, come le anime di cui erano portatrici.
Può un bacio essere così spietato? Sì, ve lo dico io.
Labbra di amanti, perché lui sapeva che non doveva trovarsi lì. Sapeva che era uno sbaglio. Sapeva che lei era sposata e di vent’anni più grande. Sapeva che non ci sarebbe stato un futuro insieme…
Ma quei due erano complicità, corrente elettrica che ti passa nelle vene, erano il fuoco caldo di un falò acceso sulla spiaggia, fiamme da cui non puoi distogliere lo sguardo…
In Simon, la donna rivedeva se stessa, e forse molto di più. Si sentiva rinata: emozioni che erano rimaste sopite e nascoste sgusciavano fuori esplodendo, avvolgendola in un turbine di pensieri proibiti e roventi che si stupiva davvero che la vita, ora, le stava regalando questo. Dopo tanti anni… Finalmente si era innamorata, di nuovo. E non di un uomo qualunque.. Un ragazzo qualunque,
Lui é il classico bravo ragazzo, buono, dal cuore nobile, tuttofare, bello come il sole, sognatore – oh, un’amante dei sogni.. Il piccolo principe in persona – dagli occhi liquidi e profondi, custodi di segreti e misteri… Guardarlo le toglieva il fiato.
Bello, bello da morire.

Quella sera June indossava un vestito nero per l’occasione: lungo, scollato sulla schiena.. Ci mancava soltanto che andasse in giro con un cartello sulla schiena con scritto: “TI PREGO, SPOGLIAMI!”.
Quel vestito era fin troppo leggero per la serata fredda e ventosa, ma la donna era bollente, in tutti i sensi: stava andando a fuoco sotto il tocco leggero sulla schiena delle dita di Simon.. E c’era una parte nascosta di lei che si stava bagnando sempre di più.
«Cosa vi porto ragazzi?» chiese la giovane cameriera stravagante del pub «Due Guinness medie, grazie mille», le rispose con fare distaccato il ragazzo, che non distoglie mai gli occhi da quel volto perlato della donna che aveva difronte.
La cameriera si sentiva in imbarazzo per la situazione: non le era mai capitato di essere bellamente ignorata così mentre serviva ai tavoli, ma ancora di più non aveva mai sentito un’elettricità tanto palpabile nell’aria.. “Che roba! Fra poco si scopano qua sul tavolo!”.

Inutile dire come si svolse la serata: l’ansia, il desiderio, la libidine, il caldo… Crescevano a dismisura, sempre di più.
June, intimidita dalla sensazione di bagnato sempre crescente tra le sue gambe, non poteva far altro che accavallare le gambe ogni due per tre, mordendosi le labbra, abbassando gli occhi per poi risollevarli e ritrovarsi in quelli di Simon.
Vi starete chiedendo “Ma insomma! Quando la smettono questi due e passano ai fatti?”.
Ben presto le birre furono scolate e con la testa più leggera e un’audacia arrivata da chissà dove.. «É tardi, ti riporto a casa piccola» «Non dovrei essere io a dirlo?!» e con uno sguardo di sfida, la bella si alza e, passando di proposito davanti al ragazzo dandogli bella mostra del suo lato B, sfiorandogli le ginocchia, si dirige verso il bancone, paga ed esce dal locale; e così lui, incantato, non poté far altro che seguirla.
Come un vero gentiluomo di altri tempi, una volta arrivati alla macchina, le prende le chiavi e le apre la portiera del passeggero «Avevo detto che ti avrei riportata io a casa».
Lungo il tragitto, Simon imbocca una traversa sconosciuta alla donna.. «Dove stiamo andando?» silenzio. Nessuno aprì bocca per altri 10 minuti buoni.
«Eccoci qua», scende dalla macchina, le apre la portiera e, per l’ennesima volta, June rimase a bocca aperta: era buio pesto, in un campo isolato, il rumore del vento nel grano e dei grilli canterini, e… Una vista della via lattea sensazionale.
Brividi le si attraversavano lungo la schiena… Resi ancora più forti dall’arrivo della affusolate dita di lui. E poi.. «Oddio… Fermati Simon… Non hai idea di quello che potrei farti se non ti fermi…». Il respiro di lui sul collo di lei si fece improvvisamente più denso e veloce, «Stupiscimi». In un attimo, si ritrovò inchiodato al parabrezza, con il membro che premeva sempre più esuberante contro il ventre di lei, che a sua volta muoveva sapientemente le abili e veloci dita lungo la camicia di lui, sbottonandogliela e stappandogliela via; bramose e audaci percorrevano il torace bollente del ragazzo, scendendo lungo la via Maestra per poi incontrare la forte erezione crescente di lui..

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